lunedì 15 agosto 2011

giovedì 11 agosto 2011

Il mostro

I latifondisti arrivavano sul posto, o più spesso i loro rappresentanti. Arrivavano in macchina, e saggiavano con le dita la terra arida, e qualche volta facevano eseguire dei sondaggi in profondità. I mezzadri, sulle aie assolate, stavano inquieti a seguire con gli occhi le vetture fare il giro degli appezzamenti. E finito il giro i latifondisti, o i loro rappresentanti, venivano sull’aia e senza scendere dalle vetture parlavano ai mezzadri attraverso il finestrino. Per qualche tempo i mezzadri restavano in piedi al fianco delle vetture, poi s’accoccolavano per terra, e cercavano dei fuscelli per disegnare figure nella polvere.
Sulle soglie dei casolari le donne s’affacciavano a guardare, e dietro di loro i bambini: teste bionde, occhi dilatati, piedi nudi l’uno accavallato sull’altro, le dita nervosamente agitate dalla curiosità. Donne e bambini guardavano il capofamiglia conferire col latifondista. Immobili, silenziosi.
Taluno dei rappresentanti si mostrava umano perché odiava la parte ch’era costretto a recitare, e taluno era irritato di dover mostrarsi disumano, e taluno si mostrava freddo e insensibile perché da tempo aveva imparato che il padrone, per essere tale, deve necessariamente mostrarsi insensibile. E nel loro intimo tutti quanti si riconoscevano, a malincuore, strumenti d’una forza inesorabile. Alcuni di essi detestavano le cifre che li costringevano ad agire così, altri le temevano, altri ancora le veneravano perché offrivano loro un rifugio contro la ragione e il sentimento. Se il proprietario della terra era una banca, o una società fìnanziaria, i rappresentanti dicevano: La Banca (o la Società) intende... vuole... ha bisogno... esige... quasi che la Banca o la Società fosse un essere mostruoso, dotato di intelletto e sentimento, che li tenesse prigionieri tra i suoi tentacoli. Né s’assumevano alcuna responsabilità in nome della banca o della società, in quanto essi si ritenevano esseri umani e schiavi, laddove le banche erano al tempo stesso macchine e padroni. Alcuni rappresentanti erano orgogliosi d’essere schiavi di così possenti e inesorabili padroni. Sedevano sui cuscini della vettura e spiegavano: Lo sapete anche voi che la terra è povera. Dio solo sa quanto lavoro e sudore ci avete sprecato su.
I mezzadri accoccolati annuivano, sconcertati, e disegnavano figure nella polvere. Sì, lo sappiamo, Dio lo sa. Se solo la polvere non se ne volasse via, se solo la pianta resistesse radicata nel terreno, la situazione potrebbe essere diversa.
[…]
E alla fine i rappresentanti venivano al dunque. La mezzadria era un sistema che non funzionava più. Un uomo solo, sulla trattrice, ora sostituisce dodici, quattordici famiglie. Gli si dà un salario e si prende tutto il raccolto. Non c’è scampo. È doloroso, ma è così. Il mostro è malato: qualcosa gli è accaduto.
Ma a furia di cotone la fate morire, la terra.
Lo sappiamo, ma prima che muoia vogliamo tutto il cotone che può darci. Poi la venderemo. C’è un mucchio di famiglie, nell’Est, che non sognano altro che comprare un pezzo di terra.
I mezzadri alzavano gli occhi, pieni di spavento. E noialtri? Come si mangia?
Eh, a voi non resta che andarvene altrove. Viene la trattrice.
[…]
Va bene, gridavano i mezzadri, ma la terra è nostra. L’abbiamo misurata noi, dissodata noi. Siamo nati qui, qui ci hanno ucciso, qui siamo morti. Anche se non è buona, è nostra lo stesso. È l’esserci nati, l’averla lavorata, l’esserci morti, che la fa nostra. È questo che ce ne dà il possesso, e non una carta con dei numeri sopra.
È doloroso, ma noi non c’entriamo. È il mostro. La banca non è un essere umano.
Va bene, ma è una società di esseri umani.
Niente affatto. Questo è il vostro errore. La banca è qualcosa di diverso da un essere umano. Capita che chiunque faccia parte di una banca non approvi l’operato della banca, eppure la banca lo fa lo stesso. Vi ripeto che la banca è qualcosa di più di un essere umano. È il mostro. L’hanno fatta degli uomini, questo sì, ma gli uomini non la possono tenere sotto controllo.


John Steinbeck, Furore (Grapes of wrath), 1939




martedì 26 luglio 2011

Altri dispacci dalla scienza triste e un augurio finale



"Sento un'energia, in questo movimento, che spero sarà usata in modo costruttivo. Dobbiamo essere coscienti che non possiamo rimpiazzare cattive idee con il nulla, ma dobbiamo sostituirle con nuove idee. Per ottenere ciò è necessaria la giusta organizzazione e leadership per trasportare queste idee nel pubblico dibattito e mettere in discussione le teorie economiche dominanti. Un
processo che si prospetta difficile, dato che ci portiamo sulle spalle 30 anni di discorsi economici che sono andati in tutt'altra direzione.
Questa è però una grande opportunità per combinare la scienza dell'economia con la scienza sociale e conseguire così il risultato di una nuova economia d'impegno e giustizia."

Joseph Stiglitz al forum sociale del Movimento 15-M (Madrid, Parque del Retiro, 25 luglio 2011)

martedì 12 luglio 2011

Πλατεία Συντάγματος



I cittadini reagiscono.
La risposta del governo viola anche i principi più basilari della democrazia.

Commenta Alain Badiou, filosofo francese: "Le crisi si risolvono sempre con misure antisociali, antipopolari, che possono essere estremamente brutali. E' così che il capitalismo può tenere la situazione sotto controllo. Il problema del capitalismo è come fare accettare le sue misure: per questo si ricorre alla violenza".

In risposta alle previsioni di una burrasca economica la Democrazia cede il passo alla Debitocrazia.

Continua il prof. Badiou: "Una crisi del capitalismo comporta un' enorme distruzione di valore, valore che viene perso attraverso la speculazione finanziaria e qualcuno la deve pagare, questa svalutazione. I capitalisti non hanno intenzione di pagarla... noi li capiamo [ride] non sono altruisti".

Se però quelli che hanno causato la crisi non sono disposti a pagarla, perché dobbiamo pagarla noi?

estratto da "Debtocracy" (Χρεοκρατία), documentario di Aris Hatzistefanou e Katerina Kitidi, Grecia 2011

martedì 5 luglio 2011

martedì 14 giugno 2011

La via dell'acqua



Il sommo bene è come l'acqua:
l'acqua ben giova alle creature e non contende,
resta nel posto che gli uomini disdegnano.
Per questo è quasi simile al Tao.
Nel ristare si adatta al terreno,
nel volere s'adatta all'abisso,
nel donare s'adatta alla carità,
nel dire s'adatta alla sincerità,
nel correggere s'adatta all'ordine,
nel servire s'adatta alla capacità,
nel muoversi s'adatta alle stagioni.
Proprio perché non contende
non viene trovata in colpa.

(Lao Tzu, Tao Te Ching)

domenica 5 giugno 2011

Ending - Never let me go



“Pensavo ai rifiuti, alla plastica che sventolava tra i rami, alla linea di strane cose intrappolate lungo il reticolato, e allora chiusi quasi gli occhi e immaginai che quello fosse il punto in cui tutto ciò che avevo perduto negli anni dell’infanzia era stato gettato a riva; adesso mi ritrovo li, e se avessi aspettato abbastanza, una minuscola figura sarebbe apparsa all’orizzonte in fondo al campo, e a poco a poco sarebbe
diventata più grande, finché non mi fossi resa conto che era Tommy, e lui mi avrebbe fatto un cenno di saluto con la mano, forse mi avrebbe chiamata. La fantasia non andò mai al di là di questa immagine – non glielo permisi – e sebbene le lacrime mi rotolassero lungo le guance, non singhiozzavo né mi sentivo disperata. Aspettai un poco, poi tornai verso l’auto e mi allontanai, ovunque fossi diretta”.
(Kazuo Ishiguro, Non lasciarmi)